Non sono certo pochi i libri e i film dove la cucina – e il mangiare come prezioso momento di aggregazione – sono protagonisti della pagina e della scena.

Basti pensare al sublime pranzo di Chocolat, ai Pomodori Verdi Fritti cucinati dalla scrittrice Fannie Flagg, all’amore assoluto del detective Nero Wolfe per il cibo: solo tre esempi per un elenco praticamente infinito.

La cucina, poi, fa spesso da sfondo a momenti cruciali della narrazione: rivelazioni, riappacificazioni e clamorosi litigi si svolgono spesso attorno a un tavola imbandita… mentre qualcuno, sullo sfondo, prepara gustosi manicaretti.

Nessuna storia, però, eleva la cucina al rango di tempio da venerare, di luogo mitico a cui possono accedere solo pochi eletti quanto la “La specialità della casa.”

Scritto dall’americano Stanley Ellin, pubblicato nel 1948 e lungo poco meno di una ventina di pagine, il racconto breve “La specialità della casa” è diventato, nel corso dei decenni, una sorta di leggenda urbana, al pari dei coccodrilli nelle fogne o dell’autostoppista fantasma. Il perché è semplice: perché tocca una delle nostre corde più sensibili. Il cibo, e soprattutto, dove viene preparato il cibo. In cucina, ovviamente.

La trama? Eccola: esiste a New York un ristorante, il più esclusivo tra gli esclusivi, nel quale si può essere ammessi solo tramite invito e accompagnati da un vecchio cliente. Il nome del ristorante è “Sbirro.” Da Sbirro vengono servite pietanze di rara bontà, ma una svetta su tutte: l’agnello Amirstan, la carne più deliziosa e golosa che bocca umana abbia mai assaggiato. Di quale carne si tratta? E soprattutto, quando la si può trovare sul menù? Non si sa. La carne dell’agnello Amirstan – molto difficile da procurare – viene servita senza alcun preavviso. Eppure, una volta assaggiata, non la si può dimenticare. E solo a pochissimi, affezionati e fidati clienti viene concesso il privilegio supremo: una visita nelle cucine.

E dopo la visita, cosa accadrà? “La specialità della casa” celebra non solo il cibo (e di certo non sveleremo di quale cibo si tratta!), ma anche e soprattutto la cucina, luogo quasi fantastico dove nasce la magia della creazione culinaria, nel quale pochi fortunati hanno il privilegio di mettere piede (sappiamo bene che qualsiasi chef, professionista o amatoriale, per nulla al mondo vuole essere disturbato mentre crea i suoi piatti!), dove si celebra un momento di raccoglimento attorno a un tavolo: un rito semplice, ordinario e quotidiano.

Eppure così speciale e, lo sappiamo tutti, assolutamente unico e irrinunciabile.

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